Mercoledì
19 Dicembre 2001
di Miriam Tola
“Una commedia d’evasione dal regista di Full Monty”: è
la scritta che campeggia sui manifesti italiani di Lucky
Break, il nuovo film del londinese Peter Cattaneo
interpretato da James Nesbitt, Olivia Williams e Timothy Spall.
Il gioco di parole allude alla fuga dal carcere dei protagonisti
ma a lui la definizione sta un po’ stretta.
“Non chiamerei i miei film commedie – dice - Quello che
cerco di mettere a fuoco è l’assurdità della vita che,
certo, può anche dar vita a episodi buffi, ma il mio scopo non
è far ridere il pubblico”.
Qual è allora Mr. Cattaneo?
Nelle storie che racconto mi piace mescolare luci e ombre,
fare un mix tra leggerezza e tristezza. È un percorso tortuoso
ma affascinante. Il risultato finale deriva da un complesso
lavoro che parte dal set e arriva fino al montaggio e alla
scelta delle musiche.
Chi sono i filmmaker che l’hanno influenzata in questo
senso?
Billy Wilder e soprattutto Ken Loach. I suoi film che mi
hanno spinto a fare cinema. Se ci fosse qualcuno che combina le
caratteristiche di entrambi sarebbe perfetto.
“Lucky Break” racconta di un’ingegnosa fuga dal
carcere di Long Rudford che avviene nel corso di un musical su
Nelson, l’eroe delle battaglia di Trafalgar. Come è nata
l’idea?
Da due show di detenuti a cui ho assistito. Nel primo
recitavano Bulli e pupe, il secondo l’ho visto in una
prigione del Sud dell’Inghilterra dove mettevano in scena un
musical. È facile fare satira sul teatro usato come forma di
terapia per i carcerati ma una volta un operatore mi ha detto:
"anche se in 25 anni questo lavoro salverà la vita di una
sola persona allora ne sarà valsa la pena". Questa frase
mi ha molto colpito.
Dopo “Full Monty”, ancora una volta un gruppo maschile
è al centro della storia. Perché?
Amo i film in cui tutti i personaggi hanno un loro spessore e
trovo interessante mostrare come delle persone arrivate al punto
più basso della loro esistenza cooperano per risorgere dalle
proprie ceneri. In Full Monty erano solo maschi ma in Lucky
Break il personaggio di Annabel, la responsabile dell’unità
di sostegno e riabilitazione della prigione, è molto
importante. L’ho voluta proprio perché ero un po’ stanco di
aver attorno solo uomini sul set...
La
sceneggiatura è scritta da Ronald Bennett, ex detenuto. Avete
anche incontrato altri carcerati per prepararvi al film?
Ho scelto Ronald sia perché lo apprezzo come sceneggiatore
sia per la sua esperienza in carcere. Abbiamo parlato spesso i
suoi ex compagni di cella e la sceneggiatura è stata anche
inviata in una prigione per farla leggere ai detenuti ed è
piaciuta molto. Qualcuno ci ha accusato di poca credibilità ma
molti dettagli del film sono legati a episodi reali. Ad esempio
la scena finale si ispira all’evasione di due uomini che, per
fuggire, si sono finti membri di una troupe televisiva che
faceva delle riprese.